mercoledì 15 luglio 2009

IL MASSACRO DELLE PECORE ( sopravvivenze e barbarie )

Come ogni anno nelle isole Far Oer ( Danimarca) assistiamo al massacro dei delfini. L' anno scorso ne lessi sul blog di Grillo. Adesso mi è arrivata una mail amica su msn. Ora se questo rito sanguinario servisse ad assicurare il sostentamento di un' intera popolazione, che aspetta di anno in anno i flussi migratori di questi mammiferi, anche trovando da ridire sul modo truculento in cui si procacciano il pasto, mi farebbe meno schifo e anzi penserei che siamo tutti pescatori e in fondo anche in altri posti in Italia avvengono mattanze simili con i tonni.
Il guaio è che tutto ciò viene fatto su animali curiosi e giocosi, che vengono attirati e trucidati, col solo scopo di dimostrare che chi li sevizia e li tortura e li uccide è un vero uomo.
Da studente di antropologia non riesco ad astrarmi come dovrei dai miei giudizi morali ed esaminare la pratica culturale in se, cercando di intuire come possa dopo il duemila continuare ad esistere e resistere una tale macabra ricorrenza, quale spirito e sentimento identitario anima gli abitanti delle isole delle pecore e come facciano ad esserne orgogliosi; come se gli non arrivasse internet o la televisione. Trovo difficoltà a nettarmi dai giudizii perchè lo schifo e l' indignazione superano il modus operandi ( i più acuti tra voi avranno notato il pregiudizio del "macabro" accanto a "ricorrenza" che in uno studioso di antropologia equivale a suonare la cassa e il rullante nella stessa battuta). Forse quello che mi colpisce maggiormente è che tutto ciò avviene nella civilissima Europa. Anche se ai margini estremi sempre dell' Europa "culla di civiltà si tratta".

"E non si riesce più a capir chi è l' uomo e chi l' animale"




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martedì 2 giugno 2009

Qualcosa è cambiato


Traggo spunto da questa lettura assai profiqua dato l' attuale momento storico. La citazione riportata ( dal libro di Tremonti "La paura e la speranza" Mondadori ) è estrapolata dal Testo di G. Viesti " Mezzogiorno a tradimento" Laterza 2009.




" Cadute le grandi ideologie, falliti i grandi sistemi politici, i popoli credono ancora, ma soprattutto nelle cose piccole e più concrete, nelle cose che sono a loro più vicine che sono più attuali. Credono ancora nel ' domani' ma non nel ' futuro; non chiedono'la riforma della sanità, ma il funzionamento del ' loro' ospedale; non chiedono la riforma del lavoro, ma il 'loro' posto di lavoro.Il 'campanile' non può sostituire la ' nazione' , ma può comunque compensare l' effetto di vuoto portato dalla crisi dello stato-nazione"


"... : la soluzione invece è fuori dallo stato; nel comunitario"


G. Tremonti




Qui sul calderone di roba ce n'è parecchia.
Da antropologo mi stuzzicherei l' appetito per ore sulla crisi degli stati nazione. Preparerei un minestrone di"perdità dell identità nazionale": con i migliori discorsi scelti sulla negoziazione dell' identità individuale (contestuale-aggregata) e su quella collettiva. Un pizzico di attenzione al momento in cui si perdono gli assetti precedenti ed entrano in gioco le nuove sfere d' appartenenza, soffermarsi sulle loro dinamiche è basilare per una buona riuscita del piatto. Cercherei di farcire il tutto con i dati, sempre meno incoraggianti di uno sviluppo che stenta a riprendersi e quindi con la prospettiva di instabilità economica e di relativa perdita di sicurezza. Aggiungerei un bel dado di dubbi su quali vie potessero aprirsi per una pacifica politica d' integrazione di quei lavoratori stranieri che offrono servizi richiesti e a basso costo. Farei sfumare un pò di quei lavoratori giovani che vedono il loro cammino restringersi fino a tramutarsi in una fune da circo dove destreggiarsi, rischiando di precipitare nella non scelta tra precariato ed emigrazione.
Auspicando che il buon senso prevalga sull' esasperazione mediatica ed ideologica che i media offrono dell' attuale fenomeno migratorio, sperando in strutture apposite e competenti che sappiano regolamentare ( all' interno di ciò includo l' integrazione) i flussi di migranti ,in un coordinamento capillare sul territorio attraverso una rete internazionale, inseguendo un idea di benessere che deve per forza essere universale e quindi collettivo:vado tirare su il mio minestrone.
La sbobba che ne viene fuori mi è un pò indigesta.


Sarà forse perche non mi piace affatto essere d' accordo con l' analisi dell' insigne economista dalla erhhe mòshia, perchè vedo possibile e implicito un meccanismo non d' estensione dell' identita collettiva ma di regressione della stessa, che porti a logiche sempre più esclusive. Prendiamo ad esempio quello che succede dalle mie parti. Io sono assai ignorante sui programmi ma preferisco votare uno che ha uno stralcio di progetto piuttosto che uno che dice che la provincia è un ente inutile e poi si candida lo stesso.
Ora il mio discorso è che se le persone sono via via più interessate al propio orticello quel che sta ne al di fuori, "l' altro", non insteressa; la "provincia" o la "nazione" potrebbero essere la stessa cosa.
Non frega un cazzo a nessuno di Scarlino o degli scarlinesi, scalriniani o scarligeni ma il fatto che le nano-particelle del nuovo inceneritore possano arrivare ad avvelenare la cara nostra aria puzzolente quello si che ci fa ventilare le coglie...
E non tutti abbiamo un sogno generale condiviso, molti solo un' indifferenza generale nell' augurarsi che tutto rimanga grossomodo cosi.
In un clima come questo sorprendersi di un pressochè assente dibattito politico certo è buon segno, perchè ci avverte di una diversa atmosfera, ma quest' atmosfera l' abbiamo davanti e non tira certo una bella aria.
L' epilogo sarà chiromantesco, pirotecnico, qualunquista, perciò adesso mi fermo, ripongo la parvenza di oggettività nel cassetto e la saluto.
La cabala dice che se si pensa nei termini proposti dibattersi riguardo un progetto collettivo è dispersivo, un pò distante, poco conveniente forse inutile.
"forse"
In questo senso la provincia è inutile...
Ergo lo voteranno uguale.


(Se mi sbaglio Pippo la sbronza te la pago io!)

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domenica 26 aprile 2009

Il partigiano Giovanna

* Ancora non sono in grado di collegare i filmati di you tube. Ci provo da tutto il dì ma mi arrendo.
Perciò
http://www.youtube.com/watch?v=XLNvc5Rrxco






Giovanna Marturano ha 97 anni e resiste. Ancora non ha rinunciato alla lotta. Per lei sarebbe come rinunciare alla vita. Medaglia di bronzo al valore militare per il suo impegno nella resistenza al fascismo, continua tutt' oggi a testimoniare la sua esperienza di vita per ricordare a noi ragazzi, soprattutto, quanto sia stata dura per lei come donna e come vittima del suo tempo, e quanto importanti siano quei diritti che ha dovuto così duramente conquistare e difendere.

Quando la vedi ti viene da ridere e le vuoi subito bene. Seduta su quella seggiola di plastica la testa che spunta dallo schienale i piedi che colle punte toccano terra a fatica, con quegli occhiali da sole e le sue pause da consumato animale da palco. Al collo si fregia d' un foulard tricolore, non so se sei un riconoscimento dato a chi ha partecipato alla resistenza o solo una piccola bandiera; io credo che anche se lo indossi per questo genere di ricorrenze in realtà non se lo tolga mai.

Ogni anno che vado al Pigneto per il venticinque aprile mi chiedo se la nonnetta sia ancora viva. Lo spero tutte le volte. Quando vedo che lei è ancora li la giornata può solo che andare meglio e ritorno coi miei amici a stravaccarmi sul pratino,a bere birra, a fumare e a fare la fila per un panino colla salciccia. Gli anni passati, quando la vecchieetta iniziava a parlare, puntualmente pioveva. La tempra di questa signora è tale che figuratevi se quattro gocce la farebbero desistere, così, attorniata dalle nipoti che la coprivano con gli ombrelli, per entrambe le scorse edizioni, continuava a trasmettere la sua esperienza alla posterità; una smilza platea che con lei condivide lo sprezzo della pioggerella primaverile, l' odio per il fascismo e l' amore per quei valori per i quali ha visto tante persone che le erano care perdere quanto di più importante avessero." Io sono stata molto fortunata." C'è una cosa che con il suo pubblico non può condividere: la sconfinata ammirazione che si prova al cospetto di chi ha combattuto per una causa giusta. Sublime il confronto, formidabile l' animo a dispetto del corpo.


Anche ieri ero convinto che, come la nostra aprisse bocca sarebbe venuta la pioggia annacquare le sue parole, invece era una bella giornata e il sole andava a bussare su quegli occhialoni grazie ai quali nascondeva una certa dimestichezza con situazioni di questo genere. Ho notato delle pause da presentatore televisivo di esperienza pluriennale: smetteva di parlare durante gli applausi, aspettava che lo speaker finisse di annunciare il tabellone della fase finale del torneo di scacchi, aiutava a sistemare l' asta del microfono.
Così dopo una breve introduzione, da parte di un ragazzo che avrebbe anche gestito il successivo dibattito, ecco che mi sono apprestato a riascolatare la partigiana e questa volta grazie al sole c'era più gente ed ho assistito a qualcosa che ancora mi mancava...



Quando Giovanna attacca a parlare ciò che colpisce è la lucidità critica. A novantasette
anni magari fa un pò fatica a trovare le parole ma riesce comunque a parlare speditamente e a farsi intendere.
Tutti capiscono.
Lei racconta la sua storia, ricorda la condizione delle donne e come organizzava la resistenza femminile in quella Roma dilaniata e dalla guerra e dalla miseria. Ricorda chi non c'è più e ammonisce i presenti dai rischi attuali.
" Che quello che vediamo oggi è un fascismo di sostanza", oppure " Noi ci siamo battuti e abbiamo conquistato la libertà. Non l' abbiamo avuta pienamente, ma molti hanno lottato per le cose che oggi stanno provando a portar via" e anche" Noi non siamo per l' aborto, l' aborto è una brutta cosa. Però chi ha il diritto di decidere se interrompere una gravidanza deve essere la persona che di quella gravidanza paga le spese: ovvero la donna."
Ciò a cui ho avuto la fortuna di assistere era un fenomeno di empatia collettiva al quale abbiamo partecipato. Vedere quella persona dire cose così giuste e mai gratuite, dava una forte emozione. Non si trattava di un intellettuale accademico che arringava i presenti in virtù della sua eloquenza, bensì di una vecchia combattente che ha provato sulla sua pelle il costo di ogni singola parola. Quando lei parla tutti ascoltano. Quando l' ascolti le sue parole, diventano sensibili, sei di fronte a emozioni che ti sembra di poter toccare. Lei è stata là e ci porta pure te; dentro quella storia. Ha vissuto l' incubo, ci si è battuta contro; e lo ha sconfitto. Testimone diretto di un delirio collettivo che solo l'idea fa sprofondare nella paura. Uomini e donne senza libertà. La liberta è una condizione essenzale dell' uomo, è come l' aria: te ne accorgi quando ti manca perchè non puoi respirare.

Adesso vi parlo del avvenimento collettivo a cui prima accennavo. Questa scena era una delle cose che mi hanno fatto avvicinare all' antropologia; insomma ero lì a sentire queste parole sacrosante, che scuotevano il cuore, e mi sono lasciato prendere da una forte commozione. Mi sono sentito stupido, ho cercato di dissimulare e le lacrime non si sono affacciate dagli occhi, così guardandomi a torno, per distrarmi un secondo mi sono accorto che non ero il solo.
Forse ero preso dalla nonnetta, ma un ragazzo davanti a me si stava asciugando le lacrime e pure la pischella che avevo notato, prima che Giovanna parlasse, si passava le dita sulle estremità degli occhi. Persino il moderatore del dibattito l' ho visto preda della commozione. Quella commozione era dovuta al modo in cui ci sentivamo parte della sua storia, alla suggestione e all' immededsimazione scaturite dal discorso che ascoltavamo.
La partecipazione collettiva può talvolta entrare in profondi stati di empatia tra i soggetti presenti. Questo processo è avvenuto sistematicamente sia nelle grandi adunate della germania nazista sia all' ultima manifestazione della CGIL. Non è affatto un caso che tale concerto di emozioni venga spesso strumentalizzato a scopi propagandistici.
La sincerità e la genuinità di ciò che veniva trasmesso era dovuto alla vicinanza fisica degli spettatori rispetto all' oratrice. Più chi ci parla lo sentiamo vicino e maggiore sarà l' impatto delle sue parole.Non c'era la televisione con il suo pesante filtro di banalità ripetute e mai vere, neanche un maxischermo ad ingigantire un volto in decomposizione per fartelo apparire meno lontano. C' erano persone e parole, suoni e odori: contatto diretto. Non eravamo molti ma c' era abbastanza folla da poterti sentire parte di una collettività, un anima comune partecipe dell' evento.
Per sapere quello che dice c'è iutiub, ma il messaggio finale che ci ha trasmesso lo do anche a voi.
" E soprattutto parlare con chi non la pensa come te... Guardate voi ragazzi ve la passate male, ma per noi era anche peggio, non potevi protestare... Insomma io vado nelle scuole, nelle università, a raccontare la mia esperienza e parlo e ascolto... Perchè questi ragazzi bisogna farli parlare, ascoltarli, sentire cosa hanno da dire. E se tu li ascolti davvero hanno pure qualcosa da insegnarti."
E quando ha terminato l' intervento le tue mani sono quelle di una piazza intera che non smette di applaudire chi non ha mai smesso di lottare.



" Io sono qui, ho novantasette anni e ancora combatto!"




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venerdì 28 novembre 2008

Quanti auguri a te!

Oggi per me è un giorno felice.
Claude Lèvi-Strauss compie cento anni.

Non sono in grado di darvi una descrizione esauriente ed esaustiva della vita e delle opere di colui che per me ci si è avvicinato più di tutti. Avvicinato a cosa direte voi? Beh alla chiave.La chiave? Si all' universale, al numeno kantiano, al mondo delle idee, alla definizione totale di quell o' antropos che è il soggetto dello studio della nostra disciplina; insomma dite quel che vi pare ma secondo il sottoscritto cialtrone C L-S è senza dubbio lo studioso ( sociologo durkheimiano o antropologo strutturalista che sia, fate vobis ) che più è andato vicino a cogliere l' ineffabile struttura dell' animo umano, l' unico che almeno è riuscito a cogliere un aspetto veramente unversale e a non fermarsi lì.
Non sono capace di raccontarvi la sua carriera passo per passo, per quella c'è wikipedia ( con tutte le dovute titubanze con cui chi si affaccia sull' enciclopedia universale on line per eccellenza deve portarsi). Se ai profani posso permettermi di dare un consiglio leggetevi "Tristi Tropici" perchè un libro del genere è come "Gargantua e Pantagruele", non si capisce bene che genere è, e dopo non se ne scriveranno di simili. Unico e irripetibile: eccezzionale!
Per farvi capire quanto è importante nella storia della nostra cultura( quella colla c- tra parentesi- minuscola, non il soggetto di studio degli antropologi apunto culturali ) vi basti pernsare che è stato lui a cogliere il nesso che ci ha fatto passare da bestie ad esseri umani o per meglio dire dallo "stato di natura" allo "stato di cultura". Il libro in questo caso è: "Le Strutture Elementari Della Parentela". Il passaggio fondamentale che l' umanità ha compiuto, la struttura elementare che si verifica in modo universale, in tutte le società umane studiate, è stata la proibizione dell' incesto. Poichè il rovescio di tale divieto è il dovere intrinseco di creare legami esogami favorendo la socializzazione e contribuendo in maniera decisiva al progresso culturale dell' essere umano.
Per dirvi quanto questa persona sia importane per il sottoscritto se avete letto il mio primo post, vi accorgerete di un momento in cui scrivo:"Abbiamo il bisogno intrinseco di dare un nome alle cose. E' una prerogativa della mente, al tempo stesso necessità basilare. In ogni dove, da quando l' Uomo ha potouto tramandare una sua Storia, ha sempre dotato la parola d' un significato. Per partecipare al processo di reificazione della parola..."
Ebbene dovete sapere che secondo L-S ( che non sta per Lombardi- Satriani, sia ben chiaro!) il processo speculativo ha atto da coppie di opposti. Molto semplice: bianco-nero; uomo-donna; buio-luce... dalla loro sintesi la mente parte e prosegue nel suo divenire, nel suo pensare.
Ancora oggi sono convinto che è la definizione che più si avvicina a dare una descrizione convincente di quello che dovrebbe essere l' Uomo. Questo modus operandi me lo porto sempre appresso quando si tratta di analizzare le implicazioni estrinseche della reificazione demagogica alle quali la nostra mente viene sottoposta giornalmente. Pensate a tutte le volte che qualcuno si esprime in termini di aut aut. Perchè tante persone attecchiscono, invece di accusare il ciarlatano di turno di faciloneria, invece di ricordare che il mondo è variegato e pieno di colori e che il bianco e il nero- in fin dei conti- sono solo sfumature? Perchè un mondo in questi termini è facile da pensare in quanto ricalca appunto la produzione dei nostri processi mentali. Forse adesso sono io che la sparo grossa e invito chi ne sa più di me a mazzuolarmi ben bene, che ne ho bisogno. Senza dubbio sono andato fuori tema, ma questo era solo per dirvi quanto sia presente e costante nel mio investigare la realtà il lavoro di questo monumento vivente, quanto utili siano per me certi strumenti critici che lui ci ha lasciato.

Ho tifato a lungo affinchè il mio idolo arrivasse a questo giorno. Da anni immaginavo di andare in Francia per quest' occasione, bussare alla porta di casa sua e regalargli un prosciutto e una boccia di Morellino buono, magari dargli un bacetto. Perchè davanti ad un gigante una pulce non si deve permettere di parlare la stessa lingua, magari però d' abbozzare un saluto, tanto per intenderci...
Grande, mi hai regalato un altra gioia! Non ti ho conosciuto di persona e forse non lo farò mai ma per quello che mi hai dato non posso non volerti bene come se fossi una persona che ha vegliato sul mio cammino passo dopo passo.
100 volte grazie è troppo poco!

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