giovedì 17 settembre 2009

C' era una volta tanta acqua




Già mi viene in mente la mia vecchiezza. Una muffa dell' animo che mi fa immaginare un futuro molto ipotetico ( non perchè sarò vecchio, ma perchè ci sarà un futuro nonostante tutto...); racconterò ai miei nipotini attoniti di quando da bambino usavamo l' acqua potabile per farci i gavettoni e della città di Roma, dove dalla terra, per incanto, spuntavano i "nasoni" per rinfrescare chiunque si fermasse. Rammenterò loro di quando stavo mezz' ora sotto la doccia (tralasciando i dettagli che non sono consoni alla loro età), solo per avere un pò di refrigerio. Rimarcando anche gli sprechi e le cose che non capivo io e non comprenderanno neanche loro " tutta quell' acqua per una macchina... ma nonno come è possibile? ma che ch' avevate in testa?" " Sai tesoro, all' epoca erano considerati oggeti di valore, cioè non buone per i musei come oggi... - e qui parto in una delle mie formidabili digressioni scuola P. Limiti, composte in una scatola cinese di parentesi( che si aprono le une sulle altre, senza mai chiudersi e lasciando l' interlocutore interdetto e assolutamente inconsapevole e del punto di partenza e del punto d' approdo. Fortunatamente la freschezza mentale e la curiosità tipiche della loro età mescolate al divertimento che avranno nel prendermi in giro li farà stare attenti, riuscendo a seguire tutto l' excursus, stabilendo un filologico che mi darà la soddisfazione nell' ars orandi che invano cerco da una vita- ...ma servivano, e di acqua poi ve l' ho detto ce n' era tanta... Forse troppa e in poche mani... Ma è sempre stato così..." Sì, sarò vecchio, petulante e qualunquista.
Mi morderò le mani per addentare i miei ricordi, un miraggio da poter assaporare, rievocare, dentro cui perdersi per sparire assieme a lui. Chissà cos' altro poi racconterò loro? Narrerò del mitico orso delle nevi o della tigre bianca e di quando usavamo gli alberi per salirci sopra a farci la casetta, o a mangiarci le albicocche ( anche allora dirò di non averne mai mangiate di più buone di quelle dell' mio albicocco). Non mi troveranno mai contento di quello che avranno domani perchè rinfaccerò loro di quello che avevo io fino a che il mio oltranzismo ortodosso non li annoierà e li spingerà verso luoghi più piacevoli: " I miei giocattoli erano molto più belli dei vostri, io avevo i Masters... Non sai chi è He-Man? E nemmeno Skeletor? Ma guarda te... e dove vai adesso!!! Mmm quante volte te lo devo ripetere i pantaloni si portano sotto al culo e le mani nelle tasche!!! E dove te ne vai bello dritto e spedito... Ma vuoi ciondolare per bene?! Ma garda un' pò questo! Sembra il figlio di nessuno! "
Quando in una delle ultimi torride estati, tra il monsone e il deserto, loro mi chiederanno: "Nonno ma mentre succedeva tutto questo tu dov' eri?" Subito incalzano: " Nonno perchè stai zitto?"

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mercoledì 22 luglio 2009

LE CINQUE REGOLE DELLA DISINFORMAZIONE




Il filo rosso per la decodificazione dell'informazione

DI MICHEL COLLON
michelcollon.info

Ad ogni guerra, colpo di stato, aggressione condotta dall'Occidente, i grandi media applicano cinque “regole della propaganda di guerra”. Usate voi stessi questa griglia di lettura durante i prossimi conflitti, sarete colpiti di ritrovarle ogni volta: 1. Nascondere la Storia. 2. Nascondere gli interessi economici. 3. Demonizzare l'avversario. 4. Discolpare i nostri governi e i loro protetti. 5. Monopolizzare l'informazione, escludere il vero dibattito.

Applicazione al caso dell'Honduras nel luglio 2009...

1. Nascondere la Storia. L'Honduras è l'esempio perfetto della “repubblica della banane” nelle mani statunitensi. Dipendenza e saccheggio coloniale hanno portato a un enorme abisso tra ricchi e poveri; secondo l'ONU, 77% della popolazione sarebbe povera. L'esercito honduregno è stato formato e guidato -fin nei peggiori crimini- dal Pentagono. L'ambasciatore statunitense John Negroponte (1981-1985) era soprannominato “il vicere dell'Honduras”.



2. Nascondere gli interessi economici. Oggi, le multinazionali statunitensi (banane Chiquita, caffè, petrolio, big pharma...) vogliono impedire a questo paese di ottenere l'indipendenza economica e politica. L'America del Sud si è unita e si dirige a sinistra, e Washington vuole impedire all'America Centrale di prendere la stessa strada.

3. Demonizzare l'avversario. I media hanno accusato il presidente Zelaya di volersi far rieleggere per preparare una dittatura. Silenzio sui progetti sociali: aumento del salario minimo, lotta all'ipersfruttamento nelle fabbriche-inferno delle ditte statunitensi, diminuzione dei prezzi dei medicinali, aiuto ai contadini oppressi. Silenzio sul suo rifiuto di coprire gli atti terroristici made in USA. Silenzio sull'impressionante resistenza popolare.

4. Discolpare i nostri governi e i loro protetti. Viene nascosto il finanziamento del golpe da parte della CIA. Obama è presentato come neutrale, quando in realtà rifiutava di incontrare e sostenere il presidente Zelaya. Se avesse applicato la legge e soppresso l'aiuto statunitense all'Honduras, il colpo di stato sarebbe stato fermato in fretta. Le Monde e gli altri media hanno discolpato la dittatura militare parlando di “conflitto tra poteri”. Le immagini di repressione cruenta non vengono mostrate al pubblico. Insomma, una contrapposizione sorprendente tra la demonizzazione dell'Iran e la discrezione sul colpo di stato in Honduras “made in CIA”.

5. Monopolizzare l'informazione, escludere il vero dibattito. La parola è riservata alle fonti e agli esperti “accettabili” per il sistema. Qualsiasi analisi critica sull'informazione è censurata. In questo modo, i nostri media impediscono un vero dibattito sul ruolo delle multinazionali, degli USA e dell'UE nel sottosviluppo dell'America Latina. In Honduras, i manifestanti gridano “TeleSur! TeleSur!” per salutare l'unica televisione che li informa correttamente.

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mercoledì 15 luglio 2009

IL MASSACRO DELLE PECORE ( sopravvivenze e barbarie )

Come ogni anno nelle isole Far Oer ( Danimarca) assistiamo al massacro dei delfini. L' anno scorso ne lessi sul blog di Grillo. Adesso mi è arrivata una mail amica su msn. Ora se questo rito sanguinario servisse ad assicurare il sostentamento di un' intera popolazione, che aspetta di anno in anno i flussi migratori di questi mammiferi, anche trovando da ridire sul modo truculento in cui si procacciano il pasto, mi farebbe meno schifo e anzi penserei che siamo tutti pescatori e in fondo anche in altri posti in Italia avvengono mattanze simili con i tonni.
Il guaio è che tutto ciò viene fatto su animali curiosi e giocosi, che vengono attirati e trucidati, col solo scopo di dimostrare che chi li sevizia e li tortura e li uccide è un vero uomo.
Da studente di antropologia non riesco ad astrarmi come dovrei dai miei giudizi morali ed esaminare la pratica culturale in se, cercando di intuire come possa dopo il duemila continuare ad esistere e resistere una tale macabra ricorrenza, quale spirito e sentimento identitario anima gli abitanti delle isole delle pecore e come facciano ad esserne orgogliosi; come se gli non arrivasse internet o la televisione. Trovo difficoltà a nettarmi dai giudizii perchè lo schifo e l' indignazione superano il modus operandi ( i più acuti tra voi avranno notato il pregiudizio del "macabro" accanto a "ricorrenza" che in uno studioso di antropologia equivale a suonare la cassa e il rullante nella stessa battuta). Forse quello che mi colpisce maggiormente è che tutto ciò avviene nella civilissima Europa. Anche se ai margini estremi sempre dell' Europa "culla di civiltà si tratta".

"E non si riesce più a capir chi è l' uomo e chi l' animale"




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mercoledì 25 marzo 2009

Il Feudo Di Monsanto



Premessa.
Dopo aver letto questo post odierete la soia( se non la odiate gia).


Avete letto il mio primo post?
Beh se anche no sti cazzi... l' importante è che leggiate questo.

Il discorso è che il titolo del blog, di un libro che ho in mente e, principalmente, la visione che ho del mondo, scaturiscono tutti dalla stessa fonte: la Monsanto.

Direte voi perchè prendersela con la Monsanto tralasciando la Killer-Cola ( che asseta mezzo mondo, per dissetarne l' altra metà ) o le guerre per il petrolio o per le altre ricchezze del sottosuolo, perchè, insomma, mi sono incapronito colla Monsanto?
Per via di un corso di Geografia ambientale.
Vidi in quelle lezioni gli effetti devastanti della politica imprenditoriale operata da Monsanto in sud america.
La cosa che più mi colpiva era la cecità ottusa delle politiche aziendali perseguite. Non sopportavo l' idea che levassero dei sedimenti di rocce importanti dragando fiumi essenziali ( se ben ricordo come il rio Paranà) per renderli navigabili 24 ore su 24, con il rischio molto alto di far disperedere le acque nel sottosuolo, prosciugando il fiume.
Ho nella mente i volti dei contadini e nel cuore le loro tristi storie. Storie di famiglie avvelenate tre volte al giorno, che vedono i loro figli nascere per poi morire con i polmoni corrosi dai pesticidi, che si vedono costrette ad abbandonare la terra espropiata dai governi o conquista da mercenari, pronti a tutto quando si tratta di assalire dei contadini indifesi. Condannate a vivere dieci anni ad ammalarsi e morire di tumore. Mi ricordo di quella famiglia che perse tutto pur di dimostrare che il loro bambino morì durante un ciclo di pesticidi non riuscendo, con i suoi piccoli polmoni, a trattenere il respiro o riciclare il veleno in anidride carbonica. Avevano una perizia di un medico che non si era piegato a questo schifo. Monsanto perse al primo grado. Gli avvocati andarono dalla famiglia, gli offrino una ricompensa per il loro silenzio, altrimenti, se avessero avuto intenzione di continuare, avrebbero garantito il ribaltamento della sentenza. Qualsiasi cifra ovviamente non poteva riportare in dietro il loro bambino, perciò andarono avanti. Puntualmente la giuria fu comprata e la perizia confutata. La famiglia perse ogni avere, e quel fazzoletto di terra infestato dal DDT passò alla Monsanto. Non rimasero a loro nemmeno le lacrime.

Faccio ora una breve digressione fornendo dettagli sulla storia della Monsanto. M. nasce nel 1901 a ST.Luois negli U.S.A. da parte di John Queeny che chiamò questa società col cognome di sua moglie; Olga Monsanto. Inizialemente era dedita alla produzione di zucchero, cambiando negli anni la propia produzione dall' alimentare si passò al chimico-farmaceutico, arrivando alla svolta degli anni 60-70 che pose le basi per l' ingresso della società nell' agricoltura. Per meglio conseguire il successo delle biotecnologie applicate all' agricoltura, la Monsanto si scompone in due società. Una che si occupa di chimica-farmaceutica chiamata Solutia e la Monsanto appunto che, a seguito della fusione con il colosso Pharmacia, diviene Monsanto Company.
E' nato il leviatano. Ma non è solo nell' universo.
Pensate alla Novartis.


Visitare il sito della Monsanto ha un che di bucolico. Grandi campi di girasole, sembra di affacciarmi dalla finestra della mia cucina in primavera. Granai di stampo americano dove crescono piccoli Clark Kent che ammiccano ai trattori. Voltando pagina l' immancabile volto di qualche bambino Africano che ricorda l' impegno di Monsanto nel mondo contro la povertà ( probabilmente eliminando i poveri). E' una strategia diffusa in questo tempo surreale essere scadenti anche come cattivi. La Coca-Cola va in giro per il mondo annunciando che avrà un programma di riciclaggio idrico, ma il contadino indiano che ha le sue falde acquifere prosciugate dalle mire imprenditoriali dell' azienda di Atlanta non credo che applaudirà. Parimenti gli sceicchi illuminati edificano castelli nel deserto, città ecologicamente a impatto zero, o molto basso, per incentivare un turismo ecologico con scalo a Dubai: - Su venite a trovarci nelle nostre oasi verdi!! Dove i grattacieli sbocciano con le margherite. Su basta prendere un 747 Emirates. Sembra l' uggiosa compagna del Devon e invece siete in Quatar!!! Abbronzatevi senza timori che qui ricicliamo pure gli ombrellini nei vostri cocktail!!... Come dite il 747, che c' entra? Ah... il gasolio è... sempre la solita solfa... che palle che siete!!! Ma sapete che vi dico... Ma andate a riciclare sandali!!!!

In questo mondo di merda i cattivi non hanno più un volto, una consistenza, sono un cda con logiche di profitto tese all' ottimizzazione dei guadagni. Puoi essere uno dei top manager delle società in questione, decidere politiche aziendali che condanneranno alla fame milioni di persone, disboscare una foresta pluviale, ma educare i figli al rispetto e alla tolleranza e donare un forziere pieno di pezzi da otto a qualche fondazione impegnata nella lotta all' HIV.

Per spiegare come faccia precisamente Monsanto ad agire facciamo un passo in dietro.
La nostra storia inizia nel 1995 con la creazione del W.T.O. A differenza delle banche e dell F.M.I. questa organizzazione opera microstrutturalmente. Il W.T.O. mescola nel calderone della finanza globalizzata una ricetta che sarà destinata a fare le fortune di pochi a danno di molti: lo scambio di beni e servizii con il rispetto delle "propietà intellettuali" ( sarebbe meglio chiamare propietà industriali) tra i paesi che ne fanno parte.
Funziona così: tu Honduras fai piuttosto schifo. Vuoi una rete fognaria decente? Bene, noi te la costruiamo tu però devi far venire le nostre aziende nel tuo paese. Questo spalanca le porte alla Monsanto e al suo brevetto.
Guardate bene le date. Nel 96 l' UE decretata che le mucche non possono essere più nutrite con farine animali, perciò ecco che viene sancito che gli alimenti sono solo vegetali. Secondo voi chi venderà l' alimento più conveniente?
Perciò il Sud-America viene devastato per creare mangime per le mucca Carolina. Ma come avviene tale devastazione?
Loro si insediano. Dove possono comprano, corrompendo ovviamente. Ho sentito dire in un filmato di quelli che avevo visto durante quelle lezioni che hanno propio una voce sul bilancio che suona tipo " relazioni con funzionari esteri" in una parola: bustarelle. Quindi o aquistano ed espropiano le terre dei contadini, oppure mandano i guerriglieri a fare il lavoro sporco, sennò tutt'e due.
Costruiscono i loro campi di soia transgenica- perchè è questo che li rende ricchi: il commercio della soia- a dieci metri dalle case dei contadini. Adesso vi potreste domandare: ma questa soia transgenica cosa ha di trans? C' è una molecola che la rende più buona o nutriente? Un atomo di cachemir che la rende resistente al caldo e al freddo donandole anche una piacevole erre moscia? Niente affatto. La soia è transgenica perchè è resistente al pesticida. A quel cazzo di pesticida che ammazza tutto quello che sta attorno tranne la soia immunizzata. Il brevetto la Monsanto non ce l' ha sulla soia, ce l' ha sul pesticida che usa per sterminare i parassiti che mangiano le piante e quelli che vivono a dieci metri dai campi. Iniezioni di veleno nell' aria di dieci minuti per tre volte al giorno. Agricoltura blitzkrieg da praticare coi bombardieri lasciando una trincea di terra morta, una collinetta anonima senza neanche un milite ignoto dove fin da quando la Terra ha memoria s' ergeva l' Amazzonia.
I contadini sono l' ultima ruota del carro. Non hanno voce e la loro storia non la racconta nessuno. Dentro il feudo le loro storie non trovano spazio sui giornali, impegnati come sono a non far sentire i denti al potere.


Tuttavia queste persone esistono.
Vivono, piangono e muoiono affinchè noi possiamo gustarci le nostre bistecche.

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lunedì 23 marzo 2009

al BAR dello SPORT


Quando andavo al liceo come studente facevo piuttosto schifo. Avevo una carriera scolastica mediocre con punte decisamente trash. Lo sottolineo perchè mi piace aggiungere alla stupidità l' autolesionismo e, soprattutto, da perfetto wannabe, l' unica cosa che vorrei salvare è una sincera e manifesta cialtronaggine.
Ma continuiamo...
Non eravamo solo in due ad essere scarsi di pagella , però, Edoardo era più onesto di me...
Un giorno mi racconta di una sua visione...
Ci trovavamo fuori dal palazzetto dello sport ( a chi non abbia idea nè delle persone , nè dei luoghi , basti sapere che il "palazzetto" era un impianto sportivo usato sia dal liceo sia dalle medie per le ore di ginnastica) , stavavamo tornando in classe e lui mi racconta quello che ha visto. Sognava. Era dentro un palazzo, un grattacielo forse, tutto stava crollando. Non c' era tempo per le scale, bisognava buttarsi fuori dalla finestra.
Denti che stringono attimi di panico cacciati in fondo alla gola
Mi sono sempre chiesto cosa ci fosse fuori.
Credo che cercare lo scampo nel baratro non sia una possibilià. Respirare non è per scelta.


Adesso che ho superato il liceo da diversi anni sono io ad essere in quella visione.I calcinacci vengono giù come fulmini di vetro, sotto i piedi il pavimento è fatto di uova, cerco scampo in quella finestra senza considerare che ciò che mi attende è il vuoto e poi lo schianto.
Mi domando com' è che sto di nuovo riportando questo viaggio davanti agli occhi. Di questo scenario mi sono sempre chiesto cosa fosse là fuori, pensavo che la risposta fosse lontano dalle Porte, non scandita dallo scibile di qualche insegnante incompetente e con seri problemi con il latino scritto e l' italiano parlato...


La mia vita va avanti, lascio il paese, allargo i miei orizzonti, mi abituo ai ritmi, ai rumori, agli odori, ma non se ne va quella visione. Credo di non fare un errore di valutazione cambiando l' impostazione della domanda. Più che chiedermi cosa ci fosse fuori, devo ben considerare cosa sia questo palazzo che crolla. Questa sensazione di panico che mi spinge verso una fine comunque inesorabile come un topo che abbandona la nave che affonda per buttarsi in mare.
Da tempo questo topetto ha l' impressione che il palazzo che crolla sia l' Italia. Cosa sia " l' Italia" poi... posso dire che ho solo un impressione.
Quella fatta dai media creata apposta per darti l' idea che siamo un popolo di gente qualunque che sopporta, sopporta tutto, perchè in fondo in Italia si sta bene. C'è il sole! Gli inglesi pagherebbero oro per averlo e a Napoli si fanno buoni affari! E la nostra banidera!? Ieri in tivvù ho assistito al vero pezzo di giornalismo televisivo. Roba da pulitzer ( si scrive così? Mo lo chiedo a Del Debbio) E' stato stabilito, non so da quale equipe di esperti, che i colori della nostra bandiera sono il verde basilico, il bianco- ma che più bianco non si può!!- e il rosso pomodoro!!! Aè! Viva l' Italia ca pummarola 'n coppa!!! Adesso si che mi identifico nella bandiera, personalmente avrei aggiunto il salame piccante, ma vada bene per il bianco a pois rossi, il verde e il rosso in effetti non avrebbero reso bene. Questo popolo che decide il parlamento col televoto non può sperare di trovare dei politici migliori di quelli che troverebbe in un bar. Ma magari li avessimo trovati in un bar (ora non gle lo auguro, ma pensate a Daniel La Russa che offende i colleghi dirimpettai con tuti quei bell' epiteti- senza parlare del piccolo Zaccheo detto presidente!- e immaginate che di là, a sentire quelle belle parole avessimo il caro vecchio Benito o il buon Pippaccione o lo Sceriffo... ci sarebbe più rispetto tra le parti).
La fiction va avanti per le strade, negli uffici, sulle tivvù ( perchè la realtà è sulla tivvù; il resto non va in onda, perciò non esiste... mi date una definizione di surrealismo? Temo di non capire? ). Pensare è out!! Tutto è immediato, ci devi essere, la produzione dei nostri pensieri è affidata a Mediaset.
Con risultati assai scadenti.
Una produzione di bassa qualità alimenta un palato grezzo.
Il fatto è che non hanno tutti i torti a definire il taget...
Il meglio che riesco a fare è prendermela con "quelli là come" se fossi un qualsiasi incazzato da bar!
Magari bisogna prendersela con se stessi.
Perchè questa produzione è affidata al mio io.
Per smettere di farlo, finalmente.

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domenica 15 febbraio 2009

Special K


Buona colazione a tutti!
Anestetizzati dal mattino.
Oramai non so più di che parlare da dove cominciare. Attendo. Siamo al monologo de "La Haine", il problema non è la caduta, ma l' atterraggio.
Nonostante che la bomba di merda che ci sta per cadere sulla groppa sia talmente grossa da oscurare il sole la gente fa finta di non curarsene... Ma non è vero. Manca davvero molto poco, poi vedremo i fuochi nella notte.
Ci saranno genitori. Mani tozze e callose, le panze che strabuzzano di rabbia, voci roche e incazzose,camice polverose e di scarsa qualità, loro saranno là a ricordarci che se per qualcosa siamo disposti a vivere, in nome di quella cosa si dovrà pur morire. Quale che sia quelsta cosa non lo sapremo alla tivvù, basta solo affacciarsi.
Quando un popolo arde di rabbia tanto da accendere una macchina e sfasciare una vetrina, di certo possiamo essere sicuri di due cose... La prima è che è un bel mondo di merda, la seconda è che quel popolo è vivo.
Tra poco le guardie non basteranno più, dovranno usare i militari... Non siamo neanche al secondo tempo, ma questo non lo capiamo intanto continua l' anestesia, siamo in stato vegetativo da diversi anni tant'è che persino l' indignazione non è più amara ormai... il nostro palato è vent' anni che lo abbiamo in cura dal dentista...
Ma tra poco il dolore sarà troppo grande, tanto che ci ricorderemo cosa ci succede, allora quel dolore lo sputeremo via come veleno e a quel punto lo scontro sarà inevitabile, ci saranno dei morti, forse molti; ma per fare una frittata devi rompere qualche uovo. Non ha importanza il destino di un uovo, ma la qualità della frittata...
Intanto continua l' anestesia... Le nostre macchine bruceranno mentre guarderemo il tiggì. E là fuori impareremo qualcosa... ve ne avevo gia parlato prima ma per capire dovete affacciarvi, perchè ad essere onesti non lo so neanch'io.

Special K

Fatti fin dal mattino!


Un uovo.

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sabato 3 gennaio 2009

Guerra o democratia? ( Sun Tzu e la termodinamica)


Siamo solo uomini.

Come si prepara un' attacco?

Con la certezza di una vittoria.

Solo attraverso il perfetto coordinamento delle unità schierate sul campo si può ottenere un esito favorevole.

Il vincitore supremo sarà colui che riesce a conseguire il successo senza neanche combattere. Pertanto occorre separare lo sforzo congiunto del nemico, isolandone i suoi reparti.

Diretta conseguenza è l' agire su più fronti.

Ora sul campo di battaglia bisogna esser certi di diversi fattori; il territorio, il propio esercito, la strategia, la perfetta conoscenza del nemico.

Adesso immaginiamo.

Poniamo il caso che il dato schema si possa, così per fantasia, applicare all' attuale scenario italiano. Si denota chiaramente nella scelta del modello la mia scarsa immaginazione e il mio pessimo gusto.

Ciononostante non riesco a pensare agli Inuit con quello che succede in casa mia. Iniziamo con lo spiegare come intendo io il conflitto.

Per conflitto intendo la convergenza di persone o gruppi per un interesse comune ad entrambi il cui accesso esclude automaticamente uno o più gruppi in competizione.

La creazione di un nuovo equilibrio o anche il ripristino del vecchio tenderanno automaticamente alla conservazione dell' entropia. La deriva epistemologica nell' uso di una legge imprestata dalla termodinamica per leggittimare quest' osservazione è di per se evidente; tuttavia mi pare calzi propio a pennello anche per dare l' idea di alcuni sistemi sociali. Mea culpa, ma ancora non ho trovato di meglio.

Quindi tutto si riduce allo scontro tra tendenze centrifughe e tra tendenze centripete in lizza per il dominio. Quando l' una prevale sull' altra il suo effetto sarà comunque teso al mantenimento degli assetti che si sono determinati. Mediante l' irrigidimento e l' eliminazione delle tendenze opposte. ( conservazione dell' entropia non so perchè ma non mi dispiace ).*

Ora ponendo il territorio dello scontro sulla superficie italiana, ci troviamo di fronte all' analisi di un ' entità nazionale. Una nazione non è una mera entità geografica, è soprattutto il risultato di un contratto stabilito dall' associarsi ( più o meno volontario) d' individui per un' identità comune. Un regolamento non scritto che ci dice che siamo le stesse persone qui e altrove grazie ad un complicato allacciarsi di meccanismi di identità\differenze che ci vede uniti nell'e specifiche alterità di cui è composto il variegato panorama nazionale. Insieme contribuiamo al mantenimento delle idee E' giocoforza che per ottenere la vittoria bisogna assoggetarne il suo popolo. Controllare le sue reazioni. Ottenere il controllo su ciò che rende uno stato tale.

La nostra nazione ha l' abitudine di definirsi una democrazia

Fin dai tempi di Montesquieu ciò che impediva allo stato di sfociare nella tirannide, lo status quo che salvava i cittadini dall' oppressione dei potenti, è sempre stata la separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. La mancanza di ingerenze dell' uno negli altri sarà ipso facto garanzia di equità sociale.

Nelle società da lì in poi storicamente sviluppatesi in “società di massa” ecco l' avvento di un quarto potere , che M. non aveva previsto o che allora non si poteva comunque elencare come potere decisivo: la stampa ( oggi sarebbe coretto dire i media ) che è insieme virus e termometro dell' opinione pubblica.

Ora nel delineare le parti in gioco commetterei un errore madornale, empiricamente imperdonabile, se accettassi i ruoli come rigidamente prestabiliti entro una drammaturgia da teatro greco. Dobbiamo immaginare la vita delle persone non come espressione d' un colore o una mera sentenza, ma anche altro da se, ciò che non possiamo prevedere o che non avremmo voluto accadesse. Quindi ricordare che ogni individuo è in società un entità fluida e contestuale che esprime le sue preferenze ma che non si esaurisce all' interno delle sue scelte.**

L' aver illustrato questo passaggio spiega come abbiamo potuto lasciar correre gli eventi fino a questo punto: un momento storico in cui la nazione è sull' orlo del collasso sociale.

Un approccio storico prevederebbe che io mi metta a fare un elenco di nomi e di fatti ma questo mi porterebbe giocoforza a legittimare l' idea che se l' Italia è arrivata a questo punto è per colpa di un omino basso basso che fa -e dice- cose matte matte! D' altra parte un approccio sociologico potrebbe spiegare le cause economiche e sociali che hanno portato il progressivo logoramento del popolo a favore di un' oligarchia dominante, senza però darmi quella sensazione di umanità che sto cercando, quella voglia di pensare alla gente e non di porla attraverso la matematica. Per quanto riguarda l' approccio antropologico, beh quando vedrò un antropologo gli chiederò un parere...

Allora come la posso spiegare? Con una dotta citazione. La prendo dal mio film preferito. Avete presente “Nell' anno del signore”? Quando Alberto Sordi vestito da prete sale sul suo pulpito improvvisato per fare la predica al popolo in rivolta? Cosa gli dice.

“ Popolo sei 'na mondezza!”

Vorrei tanto levarmi quest' immagine sugli Italiani (intesi come massa e non singolarmente) ma nel corso di tutti questi anni non ho potuto fare a meno di rafforzare quest' idea, divenuta oramai una convinzione. E mi dispiace perchè è una mia convinzione il non avere convinzioni.

Ma come è diventato monnezza questo popolo? Chi può avere interesse a renderlo in tale stato? Chi lo vuole dominare. E chi può volere il dominio? Coloro che vogliono il potere. Già lo hanno, ma le istituzioni democratiche fanno di tutto per far si che tale stato non si perpetui a livello privato. Come già ripetuto attaccando da più fronti si può ottenere la metà fissata. Per privare una popolazione della sua linfa la devi indebolire. Per indebolirla devi separarla, renderla frammentata, devi togliere le energie fisiche e mentali. Per fare ciò bisogna abbassare il suo tenore di vita a vantaggio di classi più abbienti. Bisogna fare in modo che si accapigli sempre di più per mettere il pranzo colla cena. Farlo lottare furiosamente per vantaggi che prima davamo per scontati e come indice del progresso sociale. Creare nuove aspettative, nuovi bisogni, più distrazioni e nuove paure. Bisogna condannare il suo tempo libero individuale all' oppressione della società utilizzando tali bisogni nuovi e fasulli che non portano altro che un estraneazione da se, dalla propia umanità a vantaggio di un tempo semrpe più materiale. Successivamente quando non avrà neanche il riflesso d' un minuto da dedicare a se (alla sua umanità), strangolato nella morsa oppressiva d' un mondo che non lo lascia libero di respirare, di pensare di desiderare altro al di fuori della sterile materialità che lo status quo propone, sarà facile impedirgli di pensare atrofizzando progressivamente la sua capcità di elaborare pensieri e trasformandolo, automaticamente in quello che Sordi apostrofava come“monnezza”. Per fare ciò ci deve essere una convergenza di interessi da parte delle classi dominanti ( espressione di chi ha accesso al potere econominco e sociale) nel progressivo indebolimento del popolo, e l' inadeguatezza delle istituzioni predisposte alla tutela delle persone nel salvaguardare le conquiste che molte lotte sociali e culturali hanno portato. In questo si esplica l' intreccio dei quattro poteri con gli interessi di coloro che hanno in mano le redini dell' economia.
Non vi fate ingannare. Lungi da me l' idea di suffragare un occulto disegno storico prestabilito, questo è successo. L' attuale sistema va ben oltre le più resee previsioni d' un Gelli, tuttavia ognuno ha contribuito, chi più chi meno; di questo bisogna renderne atto.

A questo punto enuncio la mia tesi.

In Italia le tendenze oligarchiche, elitarie ( descritte dalla danza di una classe economica servita e riverita dalla elitè politica), hanno vinto. Gli ineressi privati hanno prevaricato il bene comune. E' stato il frutto di uno sforzo continuativo nel tempo, disgregato ma costante.Una casualtà storica che ha estromesso il popolo da qualsiasi decisione. Unico potere rimasto è di subire o tutt' al più di scegliere come subire. Ha ceduto la sua sovranità senza nemmeno rendersene conto, forse nemmeno si è mai reso conto di averla avuta davvero. Tutto questo senza golpi di stato, generali in Borghese o invasioni padaniche. Soltanto con un lento progressivo e martellante rincoglionimento culturale, sociale collettivo. Non si possono delineare nell' attuale panorama forme diverse di progresso sociale perchè l' attuale modo di rappresentare la società non ha alcun' interesse a porre la lbertà collettiva, di pensiero e di azione al di sopra della propia sfera di controllo. Il controllo pertanto viene esercitato sulle masse attraverso il perfetto coordinamento dei quattro poteri. La pressione che una sempre crescente insicurezza economica esercita sugli individui restringe il limitato campo d' azione lasciando il riflesso sbiadito d' un pensare collettivo in crsi d' identità. Pertanto la nazione vede privata la sua popolazione del potere fondamentale, la capacità critica di poter pensare liberamente una forma associativa nuova e valida per il tempo attuale: in parole povere la possibilità di scegliere e di pensare prima di farlo. Ogni singolo riflesso vede il consolidamento di una critica duale che si esaurisce all' interno degli assetti prestabiliti, una dicotomia sterile, la cui sintesi altro non è che il pepetrarsi di tale contrapposizione.

Il corollario assai prevedibile è che senza possibilità di sviluppo, con un economia sempre più fallimentare, prospettive di lavoro e di futuro ridotte a barzellette o vignette satiriche, una coscienza civica ed istituzionale sempre più logora, con una subcultura della furberia e della prevaricazione, insieme ad razzismo che assolve la funzione di collante sociale, una demagogica ed erronea interpretazione dell' ultima globalizzazione con la consequenziale nascita di un sempre più esasperato bisogno di sicurezza, abbiamo questa Italia postmoderna impantanata nel fango in cui si trova. Senza prospettive di uscita, nè margini di miglioramento.

In tutto questo penso a mio padre che quarant' anni fa comprò l' "Uomo a una dimensione" e adesso appoggia Berlusconi e il suo operato. Mi chiedo cosa gli sia passato nel cervello in tutti questi anni. D' intelligenza ne ha da dare una pista a parecchi, ma la lucidità per afferrrare il senso delle trasformazioni in corso? Penso a quello che mi ha sempre insegnato: se l' ortolano sotto casa tua vende i pomodori a un prezzo inaccettabile per il tuo gusto, non prendertela con lui, perchè se non li cambia vuol dire che trova chi gle li compra, piuttosto se tu non sei d' accordo vattene da un' altra parte ad acquistare la verdura. Il fatto è che sono convinto che chi va dall' ortolano sotto casa non abbia scelta, e in buona parte dei casi decide di farsi prendere in giro. E' mia ferma intenzione dimostrare nelle prossime riflessioni che l' unica scelta è tra diventare imbecilli o dar retta alle bugie tappandosi il naso e le orecchie. Prima di andare a comprare la verdura in Spagna sono deciso a descrivere al meglio delle mie possibilità quanto faccia schifo quella di casa nostra.

In tutto questo c'è ancora qualcuno convinto di vivere in una democrazia solo perchè può esprimere dissenso (purchè sia composto, pacato , civile e magari senza neanche farsi notare).

Mi chiedo io: sarebbe questo il potere del popolo sovrano?***


*Questo ad esempio spiega perchè tra coloro che introdussero la spinta innovativa delle rivoluzioni culturali e sociali durante il tanto decantato sessantotto ( sulla cui mitologia ai giorni nostri vorrei tanto avere le competenze analitiche di un Barthes!) attualmente parecchi sono i promotori dell' ortodossia. C'è un immgine che non riesco a togliermi dalla mente. Al funerale della povera Giorgiana Masi sapete chi era dietro la bara col pugno chiuso e una corona di fiori nell' altra mano? Rutelli!

** Avete mai pensato perchè molto spesso quando vediamo una persona operare dei cambiamenti questi vengono spesse volte accolti con insoddisfazione. Al di la di scelte positive e radicali siamo portati a condannare le persone all' essere sempre uguali all' idea che ci siamo fatti di loro nel tempo. Questo è il motivo per cui i mutamenti nelle persone, e forse in generale, non piacciono, perchè costringono a rimettere in discussione la visione di una determinata persona( o cosa) e con essa a rimettere in discussione noi e, implicitamente il nostro modo di pensare.

*** Nelle prossime uscite cercherò di prendere in analisi singoli sfere che compongono l' eterogeneo panorama della nostra nazione. Attraverso la loro descrizione cercherò di suffragare la tesi elencata secondo la quale si può vincere un popolo senza nemmeno combattere una guerra, anzì la vittoria più prestigiosa è propio quella ottenuta senza spargimenti di sangue.

Per una bibliografia essenziale ( ma molto essenziale):

-Piero Vereni "Vite di confine" Melthemi

- Herbert Marcuse " L' uomo a una dimensione"





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lunedì 1 dicembre 2008

Storia di Stefano ( Don Chisciotte contro il Feudo di Monsanto )

Vi racconterò una storia.


Stefano è un eccellenza nella ricerca chimico-farmaceutica. Rappresenta un patrimonio che la nostra nazione sta dissipando senza nemmeno accorgersene. Mi vengono in mente quegli sgabelli da ciabattino che il calzolaio di turno comprava nelle botteghe dei rigattieri. Se li fabbricava foderando tripodi con la tela di vecchi quadri che venivano lasciati là ad ammuffire. Erano gli studi d' un Michelangelo, un Piero della Francesca, un Caravaggio. Erano le bozze di opere ben più prestigiose d' un paio di scarpe. Alla morte del maestro non tutti questi lavori sono giunti fino a noi. Così molti finirono sotto il culo di gente che neanche sapeva che fossero esistiti. Forse averlo saputo avrebbe potuto cambiare la loro vita, ma non importa; non è questo il punto. Oggi racconto la storia di Stefano.

Stefano ha sudato, ha lavorato e studiato. Ha dato una mano a casa badando alla sorella e ha cercato di pesare il meno possibile sul bilancio familiare. Nonostante che non fosse una famiglia propio agiata: padre operaio, madre impiegata presso una ditta di pulizie, i suoi non gli hanno mai fatto mancare niente e sono riusciti ugualmente a mandarlo all' università. Stefano ha buttato il sangue sui libri. Si è stempiato tra esami, concorsi, graduatorie. E' sempre stato nei primi posti. Ma qui in Italia essere il migliore non è sufficente. Anzi a volte non serve affatto. Basta avere qualcuno che ti conosce, ma non al bar Europa...
Sono passati dieci anni dalla laurea. Stefano è un ricercatore. Da otto vive di lavori a progetto presso la sua università, si sente più simile ad un pollo: co-co-co-dè, pensa ogni qual volta prende la busta paga.
Sono stati anni non privi d' avvenimenti importanti. Suo padre non c' è più. Un infarto se l' è preso. Almeno ha avuto la soddisfazione di vedere un figlio dottore. La sorella fa l' estetista in un centro benessere, mentre sua madre continua a lavare le scale di mezza Reggio. Sembra incredibile ma Stefano è riuscito a trovarsi una ragazza. Si chiama Silvia, è mora e ha uno sguardo penetrante: ti rimpicciolisce con un' occhiata. Insomma non tutto gli va male, dopo anni a guardare dentro un telescopio ha trovato chi lo scandaglia a fondo senza il bisogno di lenti. Dicevo del fatto straordinario che è riuscito a trovarsi una ragazza... "Ragazza": lei 30 anni, lui 33. In tutta onestà credo che sia straordianrio per Stefano trovare una persona con cui condividere la propia esistenza. Non perchè Stefano sia un pessimo partito, ma perchè entrambi hanno la pretesa di mettere su una famiglia facendola crescere in condizioni molto migliori di quella in cui sono venuti su lui e sua sorella. Soprattutto facendola crescere in Italia; non sono del tutto privi di senso dell' umorismo. Comunque se c'è una cosa di cui Stefano non è privo è il talento nel suo lavoro. Forse in Italia non lo sanno ma il posto dei migliori è nei migliori posti.
Così un mercoledì sera Stefano rientra. Trova una raccomandata ad aspettarlo ed una mail sulla sua posta elettronica.
Non ci può credere.
Si siede in sala, la madre preoccupata inizia a chiedergli con voce squillante cosa c'è. Lui guarda la foto del padre appesa al muro, si guarda attorno e mentre si sente la eco in cucina di un televisore che parla da solo inizia a singhiozzare.
Lo hanno chiamato loro.
Cioè nessun concorso, ore di fila, uffici regolarmente vuoti in orario di lavoro, segretarie indisponenti che scrolano le spalle, niente. Una lettera con un marchio di una compagnia che nemmeno conosce. Deve solo mandare una copia dei suoi titoli di studio e dei vari attestati che testimoniano i suoi concorsi e le altre carte necessarie, più un curriculum in inglese. Quando Silvia lo sente al telefono per la prima volta in sei anni non riesce a capire cosa gli sia successo, durante la telefonata piangono di gioia entrambi. E' un momento intenso che lascio interamente a loro, perchè lo hanno strappato da questo mondo avaro a mani nude e solo loro deve rimanere.

Quando gli affidano il progetto gli spiegano che inizialmente lavorerà sotto il Professore Gerard Streffner ma in seguito potrà dirigere un equipe di ricercatori. Non riesce a capacitarsene. Ma sì; lui ce l' ha fatta.

Adesso quando si guarda allo specchio vede un uomo. Le nozze con Silvia si terranno i 2 Luglio in Italia nel paese natale dei suoi genitori. Sì perchè in questo momento Stefano e Silvia vivono in Francia, si trovano bene e di crescere il loro figli nel bel paese non ci pensano nemmeno: sarà pure bello ma non funziona. Lui era il numero uno e ce l' ha fatta per miracolo. E se i suoi figli fossero i numero due? E se ai suoi figli non importasse o non volessero essere dei numeri? Comunque Stefano non si è certo adagiato sugli allori. Profonde nel suo lavoro un fervore da crociato. Non risparmia niente e se ha qualche energia alla fine del giorno la riserva per sua moglie. Pensa che lo studio che sta conducendo potrà essere molto utile. Sta contribuendo al progresso tecnologico dell' umanità.

Sono passati cinque anni, Stefano torna nel suo bell' appartamento in Rue De l' Arriver si dirige verso Silvia, la guarda con gli occhi febbricitanti di felicità che ha avuto solo per la nascita del loro primo figlio, le da un bacio sulla bocca e uno sul pancione gravido di sette mesi. Lei per la seconda volta da quando lo conosce non capisce cosa abbia ma questa volta intuisce che si tratta di qualcosa di bello.<<L' ho trovata!- sussurra tra le lacrime- Ho trovato la cura!>> Anche questa volta non riescono a trattenersi. E' un' altro momento meraviglioso che voglio completamente lasciare a loro. Fortuna ha voluto che il loro figlio primo genito, Emanuele, fosse gia a letto, perchè chissà quale ricordo avrebbe portato dentro per tutta la vita nel vedere i suoi genitori piangere a quel modo.
Lo voglio lasciare così Stefano mentre singhiozza affondando la testa nelle ginocchia di sua moglie, lo lascio prima di tante cose belle che il cammino gli riserverà. Lo saluto prima di David, il secondo genito, degli altri figli e figlie e di tutte le gratificazioni che vita e lavoro gli porteranno. Lo lascio prima di vedere tutto quell' oceano di riconoscenza che gli deve la compagnia che lo ha assunto.
Io dal canto mio gli vorrò sempre bene e gli auguro tutta la felicità del mondo anche se, paradossalmente, per la sua opera non gli sono affatto grato.
Stefano.
Stefano che ha trovato la cura per la BSE bovina.

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giovedì 27 novembre 2008

Il sole splende e il cielo è sereno

Siamo solo all' inizio.
Ho un amico molto più in gamba del sottoscritto. Lui lavora nell' ambito dell' economia, ora non so spiegare bene il suo mestiere ma dovrebbe essere uno di quei tecnici che deve valutare l' esatto costo di un azione. In tutto, via... in quasi tutto, quello che ha fatto è sempre stato una spada... Ora io che dell' economia sono avvezzo come un contadino al buon governo gli ho chiesto:
"Oi Giova ma ho letto che hanno salvato citybank, devo iniziare a preoccuparmi?" al che lui ha risposto: " Inizia pure... Qui crolla tutto".
Per quello che ho modo di osservare la gente non ha idea dell' effettiva portata del pericolo... Sto parlando di rivolte nelle strade, legge martiale dove ancora si può imporre la legge degli uomini, gente che si ammazza per un pezzo di pane, un sorso d' acqua un bel pomodorino...
Cosa passa nella testa delle persone?
Sono convinto che buona parte sappia quello che succede solo che si sforza di andare avanti finchè non accade. Avverrà allora quello che vedo, la solidarietà tra gli uomini lascerà il posto alla sopravvivenza e la paura si vestirà delle spoglie mortali della rasegnazione.
Sta iniziando, non so dirvi esattamente come, ma so dirvi bene quando.
Gia adesso.

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martedì 21 ottobre 2008

Il Principio

Il perchè di neoevo è presto detto.
Siamo in macchina, io e mio padre, stiamo andando alla motorizzazione di Grosseto, è un anonimo martedì mattina... Alla radio sentiamo il notiziario delle undici. Sono vicini alla cura della BSE, il famigerato morbo della mucca pazza. Un fulmine attraversa il mio corpo. La scarica me la sento lungo la schiena, mi mi brucia le budella, gli occhi mi si gonfiano di lacrime; rabbia,frustrazione, disincanto: sono gli ospiti chi siedono nell' anticamera della rassegnazione. Non faceva così freddo fuori, sebbene inverno era una mattina assolata, ma dentro di me regnava il gelo. Avevo capito, siamo in un feudo e non se ne esce. Noi, abitanti dell' occidente, non siamo altro che i fortunatii cittadini che popolano l' interno delle mura, abitanti del castello, fortezza di civiltà, faro di progresso. Non abbiamo altra scelta che quella di essere governati da signori e signorotti; dignitari di onori e possedimenti, che tutto vogliono, molto ottengono, troppo ostentano, il resto distruggono e niente li soddisfa.
Abbiamo il bisogno intrinseco di dare un nome alle cose. E' una prerogativa della mente, al tempo stesso necessità basilare. In ogni dove, da quando l' Uomo ha potouto tramandare una sua Storia, ha sempre dotato la parola d' un significato. Per partecipare al processo di reificazione della parola, ecco che la mitologia romantica, che tanto piace alle nostre società, fornisce tutt' oggi quell' idea di progresso tecnologico, economico e sociale che tanto pane ha sfornato e sforna tutt'ora per le masse. Andiamo verso il sole! Squarciamo il velo di nuvole che ci separa dalla meta e finalmente avremo la luce eterna! Anche se da diverso tempo è palese il disincanto per una così infantile illusione, questo appartiene ad una minoranza, la parte più consistente, sebbene non priva d' intelletto, continua a nutrire questo sogno...
Il miele che ci regalano le api non è altro che l' ambra che intrappola gli insetti per l' eternità.
Noi popolino rintanato nella sicurezza del nostro bastione non facciamo altro che perpetrare le nostra voce sancendo il dominio della Nostra Storia. Il nostro ricordare vivifica ambedue le schiavitù. La nostra prigionia è quella di essere dominati nel nome della libertà, di essere condannati nel nome della giustizia, di consumarci e morire per la vita ( di qualcun' altro ).
Fuori dalle mura va anche peggio. Al di la stanno i servi della gleba. Chi sono in realtà non lo sapremo mai, ma continueremo a dominarli senza volerlo, per alcuni, senza neanche saperlo. I loro lamenti sono voci obliate dal vento, le loro battaglie alberi millenari strappati alla natura e divorati dal fuoco dell' avidità, le loro vite scintille immemorabili di quel fuoco che si perdono dalla notte dei tempi. Un vecchio marocchino, vedendo il limitare delle sue possibilità diceva, tra le lacrime, che i soldi sono come le ali degli uccelli; un uccello senza ali non può volare. Quel vecchio chiedeva all' Occidente d' inventasi qualcosa. L' invenzione migliore che l' Occidente ha potuto dare a quel vecchio, la stiamo vivendo adesso. Ora è prossima la Sua fine.
In tutto questo cosa è il Neo-evo?
Un epoca oscura autoproclamatasi foriera di luce, una costellazione di stelle sotto i riflettori, un accozzaglia di miti senza più nessuno che li ascolti. Il Neoevo è la parola svuotata del suo contenuto, l' azione priva del soggetto, la storia senza più gli avvenimenti. L' ultimo stadio di un mondo un tempo giovane e forte,e adesso prossimo alla fine. La nostra tanto illustre e onorata civiltà sta per eclissarsi, lasciando il posto a cosa? Non lo so, ma vorrei tanto capirlo...
L' unica cosa che capisco molto bene e che siamo in una fase di trasformazione del sistema. Questo è l' ultimo stadio, siamo andati troppo oltre, tra poco si autodeterminerrano nuovi equilibri e si sposterà il baricentro. Non so dire se sarà la fine dell' umanità, ma siamo di certo al termine di un' umanità. Avveranno cambiamenti radicali le cui dinamiche imperscrutabili sono gia in atto. Non so se riuscirò a vedere la fine di questo processo e l' inizio di ciò che dovrà essere la Nuova Era. In tutta franchezza non so nemmeno se me ne accorgerò.
Tuttavia prima della fine ho voglia di cantare, sento il bisogno di qualcuno che ascolti, che arda di passione assieme a me, o che almeno, da buon cittadino del feudo, continui a far finta di niente solo dopo avermi Ascoltato.

Guaina

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