sabato 16 gennaio 2010

Non sono razzista ma...

Giro adesso il post di cui si è visto solo il titolo per giorni perchè un attimo prima di caricarlo lo avevo cancellato tutto e, invece di accorgermene e rimediare, sono uscito. Che campioncino! Non so come certe cose mi riescano ma mi vengono così...nature.





Quello che è successo Domenica mi ha lasciato stupefatto.
Così su un onda emotiva, dovuta ai fatti che sono successi in terra calabra, ho fatto presto a sentenziare sul razzismo dilagante che si è affermato nella penisola...
Insisto nella pessima abitudine di lasciare scrivere le mani e non la testa.
Intanto il mio cervello si sforzava di capirlo questo razzismo, che cos'è, come si manifesta, c'è sempre stato, è venuto in qualche modo?
Soprattutto c' era una cosa che non mi tornava; c' era quel rosarnese che diceva di ammirare Bossi!
Lì per lì era come immaginare un Africano di due metri che sorrideva bello pacioso indossando una maglietta colla svastica sopra.



Stavo andando a parlare con un professore quando ci imbattiamo in questo argomento e io riporto la mia conclusione ad effetto: "sì però gli italiani sono diventati razzisti!"
"Non sono diventati razzisti- corregge lui- sono diventati poveri, e se sono poveri, diventano insicuri."
Mostra l' esempio di un quartiere popolare di Milano ( non mi ricordo come si chiama ma non è Sesto San Giovanni, che continua ripetutamente a presentarsi davanti alla mia memoria appena provo a ricordare) dove se prima gli operai votavano tutti comunista adesso era si era trasformato in un bastione della Lega Nord: tutto ciò perchè essendoci stato un progressivo indebolimento economico, la scomparsa del piccì ma soprattutto la comparsa della lega, che faceva la sua brava rotta con i venti del populismo e della xenofobia che le gonfiavano le vele, gli operai disuniti e insicuri cadevano facilmente preda della demagogia da strilloni del partito del Dio Pò.



Folgorato sulla via di Damasco ci metto poco nel ravvedermi dalla mia eccessiva sollecitudine nell' etichettare come razzista un popolo come quello calabrese ( e per inudzione tutto quello italiano) che conosco solo nella mia mente confusa e disinformata. Un popolo condannato in contumacia, senza neppure averlo, ma che dico studiato, neanche visitato. Tuttavia so per certo che i calabresi, tra l' altro, sono gente che l' ospitalità ( come fa bene a sottolineare Scalfari in un editoriale de "La Repubblica" della scorsa domenica ribadendone l' estrazione contadina) potrebbero insegnarla a chiunque, quindi ecco spuntare quel mio dubbio ostinato su come facessero a trasformarsi di colpo in cacciatori xenofobi e feroci.
Forse anch' io ho in qualche modo reagito...



Così sono a pranzo dalla mia ragazza... di riffa o di raffa andiamo a finire che si parla di quel che è successo a Rosarno. Io le chiedo se quella abitudine di non lavorare e intascare i contributi senza far nulla, tranne conoscere il proprietario dell' azienda, è presente anche nella sua zona. Me lo conferma con tranquillità, aggiunge anche altri particolari, che per discrezione non riporto, ma che descrivono con disinvolutura quanto sia ben radicato tale malcostume. *
Mentre stiamo mangiando la discussione è animata e la questione degli "stranieri" è al centro del dibattito.
A questo punto io espongo la mia convinzione che il nostro razzismo sia molto dipendente dalla dimensione economica e con questo arrivavo a motivare il calabrese ammirabossi.
Solo che a quel punto una mio amico interviene:
- Io non sono razzista ma devo dire che per certe cose ha Bossi ragione...- a questo punto, più che stupito, ero curioso di sentire dove andasse a parare- Sono troppi!! Non c'è lavoro! A me mi pagano tre euro l'ora perchè c' è troppa gente che mi leva il lavoro e se non mi sta bene trovano qualcun' altro.

La discussione continuava poi con l' elenco dei paesi di provenienza degli immigrati irregolari ma diventava più caciarona e perdeva naturalmente il suo vero interesse...
L' intervento mi parve non razzista ma comunque xenofobico. Perché nelle sue parole non c'era calma, la sua era una sincera risposta che conteneva le ansie sue e di tutti noi (in fin dei conti io con una triennale in antropologia dove cazzo vado?): avvertivo preoccupazione per un futuro incerto reso ancora più difficile da una competizione serrata tra ultimi nello spartirsi le ultime briciole. Inoltre, dettaglio non trascurabile;pure lui era di giù. Tuttavia nell' abbracciare certe istanze, alcune contrapposizioni, con quel fomento, quell ardore, mi aveva appena dimostrato come facesse quel rosarnese ad essere leghista.
Anche se la sua critica era da me pienamente condivisa ( sulla regolamentazione dei flussi migratori ne ho parlato anche in post precedenti) la sua accesa preoccupazione mi faceva intuire la caratteristica, la definizione insomma, di xenofobia: risposta aggressiva di fronte ad un avvenuto contatto con un agente esterno alla società di base ritenuto nocivo per quest' ultima.
Grazie a lui comprendo molto meglio come possa radicarsi anche nei cuori delle persone migliori certa malerba.





P.S.
Questo non significa che la spiegazione per " il nostro" razzismo è solo una questione economica... Vedere le cose in maniera unilaterale e il modo che hanno i vecchietti di rappresentarsi i fatti.

P.P.S.
Non sono sicuro ma la matrice economica che porta al progressivo imbabarbarimento a cui si aggiunge anche quello culturale ( ce ne sarebbe, credo, anche uno più giuridico-legislativo che però non mi compete ) l' avevo già tirata fuori in quel pessimo post dal titolo: " Guerra o democratia" ( sun-tzu e la termodinamica).










* La prima volta che me ne parlò ero già diventato un fervente sostinitore dello sviluppo nel mezzogiorno, motivato della lettura di G. Viesti "Mezzogiorno a tradimento". Mentre sostenevo i perchè e i percome si poteva e si doveva intervernire per stimolare la crecita economica nelle zone svantaggiate del paese ecco che lei mi ferma li su due piedi raccontandomi che, di fatto, tanta gente non fa un cazzo perchè prende i soldi di chi lavora per loro nei campi.

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martedì 12 gennaio 2010

Rosarno ( Africa del Nord? No, Italia unita.)


Finalmente endemico e solare è spuntato un altro bubbone sulla faccia della "nostra" "bella" penisola. Uno di quelli grossi e rossi che fa male se lo sfori e che anche dopo che te lo sei scoppiato lascia il segno per un bel pò.
Mentre mi stempio per indovinare il criterio giornalistico di " Hanno ragione i negri ", fantastico titolo ad effetto, se non fosse che invece del Vernacoliere lo ha tirato fuori il Giornale, mi chiedo: "c'è anche quest' altra cosa che non mi torna...",provo a riderci su, prendere per il culo tutto e tutti, l' ironia, del resto, mi permette di guardare le cose sotto una diversa sfaccettatura.
Così mi sforzo di credere che anche nella più civilizzata Africa del Nord i conflitti etnici sono all' ordine del giorno. Ma a parte questa battuta, che farà infuriare la mia ragazza, trovo impossibile isolare Rosarno e quei pezzi di sud con condizioni simili ( presenza di malavita e sfruttamento della schiavitù, assenza o connivenza dell' apparato statale) dal resto del "Bel Paese". Perchè il razzismo è un ottimo collante sociale e chi più chi meno lo ha dentro ed è pronto ad esprimerlo in modi e tempi diversi.
Riporto all' uopo, spero senza distorsioni eccessive, una considerazione espressa dal professor Vereni un anno e passa fa durante una lezione all' aperto a piazza Vittorio nel periodo di protesta contro la riforma Gelmini.
Sostanzialmente, per usare un' avverbio a lui grato, il razzismo ha una radice profonda che scaturisce da un bisogno inespresso dalla nostra società. Se guardiamo la xenofobia ci appare come un odio esplicabile nella difesa del "noi", che spinge persone, che all' interno di questo gruppo si ritengono simili, ad unirsi contro un "loro", "il diverso", che esprime in se una minaccia. Questo all' esterno, se invece guardiamo tale fenomeno in negativo il bisogno è differente perchè essendo uniti nel nome di un odio comune ogni singolo membro del "noi" non si accorge delle differenze che lo separono e lo isolano dagli altri, e forse, la radice di questo "noi", il perchè insomma il razzismo attecchisca così bene e rapidamente, lo si spiega con un inespresso bisogno d' amore, che la nostra società non soddisfa, realizzabile con l' appartenenza al "noi". Sì lo so, suona maledettamente frikkettone, ma sentirsi parte di qualcosa, accettati in qualcosa, aderire e disperdersi in un tutto molto più grande di me che sfoci in un sentimento è un motore bello forte, che poi sia solo questo a condurre ad un delirio corale del genere...
No.
Ovvio.
Come al solito esistono molte angolazioni e punti di vista che mi danno un quadro incompleto, come nella tavola degli elementi ci sarà ancora qualcosa da aggiungere. Adesso mi viene il NoBday in mente, la battaglia per introdurre l' indice di congruità che porta avanti Ulderico Pesce ( invito gli eventuali lettori a visitare il suo blog omonimo http://www.uldericopesce.com/) e la sua assenza qui in italia che risulta essere il tacito accordo tra istituzioni, grossisti e agricoltori su una gestione del settore altrimenti in pesante passivo per questi ultimi ( si veda sul blog di Grillo il post "il costo insostenibile di una pèsca"). Adesso che sappiamo con certezza che i contadini italiani vanno avanti con le sovvenzioni europee e lo sfruttamento della schiavitù ( perchè dice bene Travaglio la schiavitù era una cosa ben più nobile, per il padrone lo schiavo rappresentava almeno un oggetto di valore, ed era scelta di buon senso trattarlo bene, questi invece sfruttano in maniera intensiva questi disgraziati disumanizzati del 2010 ) non voglio giustificare il tacito accordo di un settore altrimenti in pesante deficit ne tantomeno posso analizzare il ruolo delle ndrine nel fomentare, probabilmente dirigere?, la caccia all' uomo ( che ha il malcelato scopo di levare gli scomodi clandestini africani per regolarizzarli con l' introduzione di schiavi rumeni comunitari di razza caucasica ).
Allora cosa posso fare. Niente? Rintanarmi nei miei steriotipi ed ammettere che Rosarno è davvero l' ultima frontiera del Nord Africa, anche nel tentativo implicito di smerdare tutta la Calabria? Magari fosse così! In questo modo potrei dilettarmi nel passatempo tipicamente toscano di prendere in giro, infierendo senza pietà, le persone che più ti stanno a cuore ( la mia ragazza è della provincia di Cosenza) e nella salvaguardia di un razzismo personale, di facile impostazione dicotomica che cerca di salvare i "cavoli nostri" ma sacrifica volentieri "le capre" che pascolano al di fuori dei nostri recinti . Tutto ciò nella vana pretesa di dire che certe cose in Toscana non succederanno mai, che nell' Itlalia civilizzata non scoppieranno certi casini; ma sarebbe come chiudere gli occhi e rifiutare di ammettere che l' acne ha ricoperto tutto il viso e che, solo per qualche tempo, il bubbone più grosso lo trovi in prossimità del mento...
Questo razzismo col quale dobbiamo fare i conti impone uno studio approfondito, anch' io so di essere razzista a modo mio, e la mia ragazza ha i suoi pregiudizi e pure voi, sono sicuro, avrete dei popoli o delle "razze" che detesterete in cuor vostro. Non c'è bisogno di andare a scomodare i casi limite di posti come Bergamo o Treviso. Durante la seconda lezione di antropologia l' assunto base che s' impara e che si stampa indelebile ad imperitura memoria è questo: di fronte a nuovi imput culturali la società che ne viene messa a contatto a due modi di reagire sincretismo o resistenza... Vedo che all' integrazione viene opposta una gran resistenza. In dieci anni gli italiani si sono svegliati e hanno trovato il loro panorama sociale mutato senza tempo per riflettere, per capire, per assimilare. Hanno guardato fuori dalle finestre e vedono nelle strade i lavavetri aggressivi, sotto casa grigi bengalesi che ti spingono le peroni da 66 a un euro e venti mentre leggono geroglifici e guardano trashate indiane, i rom stupratori ( che qualcuno confonde coi romeni nel desiderio incediario di farne tutto un falò) colle loro donne cenciose e ladre di bamibni, i chaina che ti danno sottocosto la loro merce taroccata e mandano avanti la loro vita in modi industriosi avvotlti nel mistero, più simili a formiche che ad esseri umani, e lì fuori dalle stazioni, negli angoli delle strade più buie, s' annida tra i cartoni e il puzzo di piscio forte che offende le nari, atavica, la paura che l' uomo bianco ha per l' uomo nero. Occhei forse drammatizzo un tantino però ecco che assistiamo alla nascita curiosa del calabro-leghista che, intervistato dai giornalisti di Repubblica in quel di Rosarno, afferma di stimare Bossi: buon Dio va bene il meltin' pot ma nella tua infinita bizzarria veterotestamentale credo ti sia sbilanciato un pò troppo!!! Ironia a parte, vedete come il sentimento xenofobo si forma e si appoggia anche su coloro che prima erano stati bersagliati dai leghisti ( sul "terrone" non sono stato io a farci più di una campagna elettorale) un pò per le ragioni di cui sopra e un pò per il caro buon detto " il nemico del mio nemico è mio amico".
Adesso nel nome di questo nuovo razzismo dilagante, sottocutaneo per molto tempo ma poi tragicamente esploso, l' Italia è finalmente unita; dalla provincia di Reggio fino a quella di Bergamo, dalla Sila al Monviso il volto della nostra penisola è ferocemente deturpato e chi prima la considerava bella, nel guardarla bene, ha la voglia di girare la testa e storcere la bocca pieno di orrore perchè, forse, si è accorto che ciò che sta guardando è il suo riflesso allo specchio.

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venerdì 10 luglio 2009

Vuoi diventare una velina?


Lavorare in un chioschetto a forma di limone permette incontri quantomeno divertenti... Per esempio l' altra sera erano passati due amici di Renè ( l' altro mio amico che assieme ad Edoardo divide il suo tempo in parti uguali tra il letto e lo shekerare limonate ) e gli hanno raccontato della loro iniziativa.


Un pò per spirito goliardico un pò per contestare il malcostume italico si sono dati al volantinaggio e hanno attaccato qualche manifesto molto simile alla foto sul top... Solo che oltre al quel deretano poliglotta nel manifesto vi era scritto: " Vuoi diventare una velina ed avere un futuro nella politica?" sotto un logo molto simile al pdl e la mail di riferimento.
Li per li i ragazzi non si sono presi sul serio, come è ovvio che facciano delle menti che concepiscano uno scherzo del genere, senonchè, quando sono andati a vedere la casella di posta elettronica hanno trovato qualcosa come 1200 messaggi!!! di probabili aspiranti parlamentari ( mo se chiamano così!).
Ovvio che si sono dati subito una regolata e abbiano organizzato un falso casting a S.Lorenzo.

Ma guarda un po' sono onorevole... toh che culo!!!

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sabato 3 gennaio 2009

Guerra o democratia? ( Sun Tzu e la termodinamica)


Siamo solo uomini.

Come si prepara un' attacco?

Con la certezza di una vittoria.

Solo attraverso il perfetto coordinamento delle unità schierate sul campo si può ottenere un esito favorevole.

Il vincitore supremo sarà colui che riesce a conseguire il successo senza neanche combattere. Pertanto occorre separare lo sforzo congiunto del nemico, isolandone i suoi reparti.

Diretta conseguenza è l' agire su più fronti.

Ora sul campo di battaglia bisogna esser certi di diversi fattori; il territorio, il propio esercito, la strategia, la perfetta conoscenza del nemico.

Adesso immaginiamo.

Poniamo il caso che il dato schema si possa, così per fantasia, applicare all' attuale scenario italiano. Si denota chiaramente nella scelta del modello la mia scarsa immaginazione e il mio pessimo gusto.

Ciononostante non riesco a pensare agli Inuit con quello che succede in casa mia. Iniziamo con lo spiegare come intendo io il conflitto.

Per conflitto intendo la convergenza di persone o gruppi per un interesse comune ad entrambi il cui accesso esclude automaticamente uno o più gruppi in competizione.

La creazione di un nuovo equilibrio o anche il ripristino del vecchio tenderanno automaticamente alla conservazione dell' entropia. La deriva epistemologica nell' uso di una legge imprestata dalla termodinamica per leggittimare quest' osservazione è di per se evidente; tuttavia mi pare calzi propio a pennello anche per dare l' idea di alcuni sistemi sociali. Mea culpa, ma ancora non ho trovato di meglio.

Quindi tutto si riduce allo scontro tra tendenze centrifughe e tra tendenze centripete in lizza per il dominio. Quando l' una prevale sull' altra il suo effetto sarà comunque teso al mantenimento degli assetti che si sono determinati. Mediante l' irrigidimento e l' eliminazione delle tendenze opposte. ( conservazione dell' entropia non so perchè ma non mi dispiace ).*

Ora ponendo il territorio dello scontro sulla superficie italiana, ci troviamo di fronte all' analisi di un ' entità nazionale. Una nazione non è una mera entità geografica, è soprattutto il risultato di un contratto stabilito dall' associarsi ( più o meno volontario) d' individui per un' identità comune. Un regolamento non scritto che ci dice che siamo le stesse persone qui e altrove grazie ad un complicato allacciarsi di meccanismi di identità\differenze che ci vede uniti nell'e specifiche alterità di cui è composto il variegato panorama nazionale. Insieme contribuiamo al mantenimento delle idee E' giocoforza che per ottenere la vittoria bisogna assoggetarne il suo popolo. Controllare le sue reazioni. Ottenere il controllo su ciò che rende uno stato tale.

La nostra nazione ha l' abitudine di definirsi una democrazia

Fin dai tempi di Montesquieu ciò che impediva allo stato di sfociare nella tirannide, lo status quo che salvava i cittadini dall' oppressione dei potenti, è sempre stata la separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. La mancanza di ingerenze dell' uno negli altri sarà ipso facto garanzia di equità sociale.

Nelle società da lì in poi storicamente sviluppatesi in “società di massa” ecco l' avvento di un quarto potere , che M. non aveva previsto o che allora non si poteva comunque elencare come potere decisivo: la stampa ( oggi sarebbe coretto dire i media ) che è insieme virus e termometro dell' opinione pubblica.

Ora nel delineare le parti in gioco commetterei un errore madornale, empiricamente imperdonabile, se accettassi i ruoli come rigidamente prestabiliti entro una drammaturgia da teatro greco. Dobbiamo immaginare la vita delle persone non come espressione d' un colore o una mera sentenza, ma anche altro da se, ciò che non possiamo prevedere o che non avremmo voluto accadesse. Quindi ricordare che ogni individuo è in società un entità fluida e contestuale che esprime le sue preferenze ma che non si esaurisce all' interno delle sue scelte.**

L' aver illustrato questo passaggio spiega come abbiamo potuto lasciar correre gli eventi fino a questo punto: un momento storico in cui la nazione è sull' orlo del collasso sociale.

Un approccio storico prevederebbe che io mi metta a fare un elenco di nomi e di fatti ma questo mi porterebbe giocoforza a legittimare l' idea che se l' Italia è arrivata a questo punto è per colpa di un omino basso basso che fa -e dice- cose matte matte! D' altra parte un approccio sociologico potrebbe spiegare le cause economiche e sociali che hanno portato il progressivo logoramento del popolo a favore di un' oligarchia dominante, senza però darmi quella sensazione di umanità che sto cercando, quella voglia di pensare alla gente e non di porla attraverso la matematica. Per quanto riguarda l' approccio antropologico, beh quando vedrò un antropologo gli chiederò un parere...

Allora come la posso spiegare? Con una dotta citazione. La prendo dal mio film preferito. Avete presente “Nell' anno del signore”? Quando Alberto Sordi vestito da prete sale sul suo pulpito improvvisato per fare la predica al popolo in rivolta? Cosa gli dice.

“ Popolo sei 'na mondezza!”

Vorrei tanto levarmi quest' immagine sugli Italiani (intesi come massa e non singolarmente) ma nel corso di tutti questi anni non ho potuto fare a meno di rafforzare quest' idea, divenuta oramai una convinzione. E mi dispiace perchè è una mia convinzione il non avere convinzioni.

Ma come è diventato monnezza questo popolo? Chi può avere interesse a renderlo in tale stato? Chi lo vuole dominare. E chi può volere il dominio? Coloro che vogliono il potere. Già lo hanno, ma le istituzioni democratiche fanno di tutto per far si che tale stato non si perpetui a livello privato. Come già ripetuto attaccando da più fronti si può ottenere la metà fissata. Per privare una popolazione della sua linfa la devi indebolire. Per indebolirla devi separarla, renderla frammentata, devi togliere le energie fisiche e mentali. Per fare ciò bisogna abbassare il suo tenore di vita a vantaggio di classi più abbienti. Bisogna fare in modo che si accapigli sempre di più per mettere il pranzo colla cena. Farlo lottare furiosamente per vantaggi che prima davamo per scontati e come indice del progresso sociale. Creare nuove aspettative, nuovi bisogni, più distrazioni e nuove paure. Bisogna condannare il suo tempo libero individuale all' oppressione della società utilizzando tali bisogni nuovi e fasulli che non portano altro che un estraneazione da se, dalla propia umanità a vantaggio di un tempo semrpe più materiale. Successivamente quando non avrà neanche il riflesso d' un minuto da dedicare a se (alla sua umanità), strangolato nella morsa oppressiva d' un mondo che non lo lascia libero di respirare, di pensare di desiderare altro al di fuori della sterile materialità che lo status quo propone, sarà facile impedirgli di pensare atrofizzando progressivamente la sua capcità di elaborare pensieri e trasformandolo, automaticamente in quello che Sordi apostrofava come“monnezza”. Per fare ciò ci deve essere una convergenza di interessi da parte delle classi dominanti ( espressione di chi ha accesso al potere econominco e sociale) nel progressivo indebolimento del popolo, e l' inadeguatezza delle istituzioni predisposte alla tutela delle persone nel salvaguardare le conquiste che molte lotte sociali e culturali hanno portato. In questo si esplica l' intreccio dei quattro poteri con gli interessi di coloro che hanno in mano le redini dell' economia.
Non vi fate ingannare. Lungi da me l' idea di suffragare un occulto disegno storico prestabilito, questo è successo. L' attuale sistema va ben oltre le più resee previsioni d' un Gelli, tuttavia ognuno ha contribuito, chi più chi meno; di questo bisogna renderne atto.

A questo punto enuncio la mia tesi.

In Italia le tendenze oligarchiche, elitarie ( descritte dalla danza di una classe economica servita e riverita dalla elitè politica), hanno vinto. Gli ineressi privati hanno prevaricato il bene comune. E' stato il frutto di uno sforzo continuativo nel tempo, disgregato ma costante.Una casualtà storica che ha estromesso il popolo da qualsiasi decisione. Unico potere rimasto è di subire o tutt' al più di scegliere come subire. Ha ceduto la sua sovranità senza nemmeno rendersene conto, forse nemmeno si è mai reso conto di averla avuta davvero. Tutto questo senza golpi di stato, generali in Borghese o invasioni padaniche. Soltanto con un lento progressivo e martellante rincoglionimento culturale, sociale collettivo. Non si possono delineare nell' attuale panorama forme diverse di progresso sociale perchè l' attuale modo di rappresentare la società non ha alcun' interesse a porre la lbertà collettiva, di pensiero e di azione al di sopra della propia sfera di controllo. Il controllo pertanto viene esercitato sulle masse attraverso il perfetto coordinamento dei quattro poteri. La pressione che una sempre crescente insicurezza economica esercita sugli individui restringe il limitato campo d' azione lasciando il riflesso sbiadito d' un pensare collettivo in crsi d' identità. Pertanto la nazione vede privata la sua popolazione del potere fondamentale, la capacità critica di poter pensare liberamente una forma associativa nuova e valida per il tempo attuale: in parole povere la possibilità di scegliere e di pensare prima di farlo. Ogni singolo riflesso vede il consolidamento di una critica duale che si esaurisce all' interno degli assetti prestabiliti, una dicotomia sterile, la cui sintesi altro non è che il pepetrarsi di tale contrapposizione.

Il corollario assai prevedibile è che senza possibilità di sviluppo, con un economia sempre più fallimentare, prospettive di lavoro e di futuro ridotte a barzellette o vignette satiriche, una coscienza civica ed istituzionale sempre più logora, con una subcultura della furberia e della prevaricazione, insieme ad razzismo che assolve la funzione di collante sociale, una demagogica ed erronea interpretazione dell' ultima globalizzazione con la consequenziale nascita di un sempre più esasperato bisogno di sicurezza, abbiamo questa Italia postmoderna impantanata nel fango in cui si trova. Senza prospettive di uscita, nè margini di miglioramento.

In tutto questo penso a mio padre che quarant' anni fa comprò l' "Uomo a una dimensione" e adesso appoggia Berlusconi e il suo operato. Mi chiedo cosa gli sia passato nel cervello in tutti questi anni. D' intelligenza ne ha da dare una pista a parecchi, ma la lucidità per afferrrare il senso delle trasformazioni in corso? Penso a quello che mi ha sempre insegnato: se l' ortolano sotto casa tua vende i pomodori a un prezzo inaccettabile per il tuo gusto, non prendertela con lui, perchè se non li cambia vuol dire che trova chi gle li compra, piuttosto se tu non sei d' accordo vattene da un' altra parte ad acquistare la verdura. Il fatto è che sono convinto che chi va dall' ortolano sotto casa non abbia scelta, e in buona parte dei casi decide di farsi prendere in giro. E' mia ferma intenzione dimostrare nelle prossime riflessioni che l' unica scelta è tra diventare imbecilli o dar retta alle bugie tappandosi il naso e le orecchie. Prima di andare a comprare la verdura in Spagna sono deciso a descrivere al meglio delle mie possibilità quanto faccia schifo quella di casa nostra.

In tutto questo c'è ancora qualcuno convinto di vivere in una democrazia solo perchè può esprimere dissenso (purchè sia composto, pacato , civile e magari senza neanche farsi notare).

Mi chiedo io: sarebbe questo il potere del popolo sovrano?***


*Questo ad esempio spiega perchè tra coloro che introdussero la spinta innovativa delle rivoluzioni culturali e sociali durante il tanto decantato sessantotto ( sulla cui mitologia ai giorni nostri vorrei tanto avere le competenze analitiche di un Barthes!) attualmente parecchi sono i promotori dell' ortodossia. C'è un immgine che non riesco a togliermi dalla mente. Al funerale della povera Giorgiana Masi sapete chi era dietro la bara col pugno chiuso e una corona di fiori nell' altra mano? Rutelli!

** Avete mai pensato perchè molto spesso quando vediamo una persona operare dei cambiamenti questi vengono spesse volte accolti con insoddisfazione. Al di la di scelte positive e radicali siamo portati a condannare le persone all' essere sempre uguali all' idea che ci siamo fatti di loro nel tempo. Questo è il motivo per cui i mutamenti nelle persone, e forse in generale, non piacciono, perchè costringono a rimettere in discussione la visione di una determinata persona( o cosa) e con essa a rimettere in discussione noi e, implicitamente il nostro modo di pensare.

*** Nelle prossime uscite cercherò di prendere in analisi singoli sfere che compongono l' eterogeneo panorama della nostra nazione. Attraverso la loro descrizione cercherò di suffragare la tesi elencata secondo la quale si può vincere un popolo senza nemmeno combattere una guerra, anzì la vittoria più prestigiosa è propio quella ottenuta senza spargimenti di sangue.

Per una bibliografia essenziale ( ma molto essenziale):

-Piero Vereni "Vite di confine" Melthemi

- Herbert Marcuse " L' uomo a una dimensione"





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